Uber – L’azienda di taxi che, nonostante i debiti, cresce anno dopo anno!

Uber è una realtà internazionale che permette, attraverso la sua applicazione mobile, di trasformare un privato cittadino in un conducente Uber che fornisce un servizio di trasporto automobilistico al passeggero di turno. Insieme a AirBnb (link), Uber è considerata tra le maggiori aziende della sharing economy.

Ma come funziona esattamente il servizio di Uber? Tutto viaggia attraverso l’app proprietaria dell’azienda che mette in comunicazione diretta, e senza ulteriori intermediari, il cliente che necessità del servizio con il “driver” Uber più vicino.

Vista in questa maniera Uber sarebbe assimilabile ai conducenti NCC oppure ad un servizio taxi, ma non è così. Infatti mentre i tassisti operano solo con licenze territoriali e gli NCC hanno l’obbligo di tornare alla base dopo ogni servizio prestato, i “driver” di Uber possono liberamente spostarsi poichè la loro figura è più assimilabile ad un “corriere privato“.

In effetti cogliere la differenza tra un “driverUber e tutti gli altri è davvero questione di semantica, ma è proprio qui che risiede il business di Uber.

Molto spesso la società americana infatti, sfruttando vuoti normativi dei paesi in cui opera o posizionandosi nella linea d’ombra della legislazione, offre un servizio migliore e non necessariamente più economico rispetto alla concorrenza, ma di fatto opera come vettore di trasporti.

Ma come fa un’azienda con i conti in rosso e sommersa dalle cause legali a valere più di 1 mld di dollari? Ma soprattutto come è possibile che il suo tasso di crescita sia così esponenziale tanto da permetterle di quotarsi in borsa?

Semplice, Uber ha deciso di reinvestire tutti i suoi utili in sviluppo e tecnologia da un lato e presentarsi in maniera prepotente sul mercato, a costo di violare le leggi e subire pesantissime multe, pur di far conoscere il suo servizio ed essere presente.

Sotto questo aspetto è come sei i costi che l’azienda sta sopportando siano semplicemente degli investimenti per avviare il suo business, consolidare la presenza nel paese di riferimento e, a tempo debito, regolamentarsi ed offrire il servizio in concorrenza con quelli esistenti.

Il video di Marco Montemagno (link) spiega in pochi minuti la strategia commerciale del colosso di San Francisco che a suon di cause, ricorsi, sospensioni e investimenti continui si sta facendo conoscere in tutto il mondo.

La galassia Uber tra l’altro ha inglomerato in se altri servizi come “Uber Eats” (consegne a domicilio di food) e “Uber Pop” servizi di navetta “da & per” una determinata destinazione.

Inoltre lo sviluppo di tecnologie a “guida assistita” e “automatica” sono il prossimo obiettivo per poter offrire in futuro un servizio innovativo, sicuro e a costi accessibilissimi.

Insomma la strategia di Uber è chiara e molto simile a quella di Amazon (link), cioè prima creare la propria infrastruttura e dopo imporre di prepotenza il proprio “prodotto”.