Truffa del triangolo, PayPal non è più un metodo sicuro al 100%

Alzi la mano chi non ha mai acquistato qualcosa online. Da Ebay o Amazon (link) del resto comprare sul web è facile, veloce e spesso conveniente. Ma una delle paure più grandi quando si fanno acquisti online è quella di essere truffati.

Per pagare sul web ci sono tantissimi metodi, tra i più utilizzati e sicuri (?) c’è PayPal, a cui anche Wipi si affida per la conversione dei crediti utente (link) e i relativi pagamenti.

La particolarità che rende PayPal uno dei metodi più utilizzati è la sua praticità, infatti in pochissimi click possiamo eseguire o ricevere un pagamento ma soprattutto riteniamo PayPal un metodo sicuro perchè, in caso di “truffa“, come acquirenti abbiamo il massimo del supporto e buonissime possibilità di vederci risarcita l’intera somma.

PayPal però è utilizzato anche dai venditori poichè permette di ricevere i pagamenti in maniera puntuale e con saldo subito disponibile, perfetto per i tanti imprenditori web o utenti che hanno paura di vendere o spedire un oggetto ma non vedersi mai recapitata la cifra pattuita.

Tuttavia ogni metodo, anche il più utilizzato e popolare, può essere studiato e utilizzato per truffare. Oltre alle false email (che riprendono il layout originale e ci rubano solo i dati di accesso) e gli sms truffa (che ci spingono a cliccare su un link sospetto), i “pirati del web” hanno trovato un nuovo metodo per ingannare gli acquirenti e soprattutto i venditori.

Questo metodo è chiamato “truffa a triangolo” perchè sono tre i personaggi protagonisti della vicenda. Cercheremo infatti, con un piccolo esempio, di spiegarvi meglio come i truffatori agiscono così da mettervi in guardia e non farvi cascare in questa “fregatura“.

Nella “truffa a triangolo” ci sono: il venditore (V) il falso acquirente (T) e l’ignara vittima (G). Il venditore rende disponibile un oggetto online e lo vende ad un “falso acquirente“. Quest’ultimo rimette in vendita l’oggetto copiando ogni specifica tecnica ed il prezzo. Questa “copia” viene infine acquistata dall’ignara vittima. Perciò “V” vende a “T” e “T” a sua volta vende a “G“.

A questo punto il “falso acquirente” mette fretta al “venditore” con una scusa banale, es. l’urgenza di ricevere il prodotto altrimenti lo acquisterà da un altro venditore, e si offre di pagare subito tramite PayPal l’oggetto così da velocizzare la trattativa.

Ovviamente il “venditore” accetta di buon grado di ricevere subito il pagamento, ed in effetti riceve un pagamento della cifra concordata ma non dal “falso acquirente” bensì dall’ignara vittima, cioè “G” paga “V” pensando di pagare in realtà “T” da cui sta realmente acquistando a sua volta.

Il “venditore”, ricevuto il pagamento lampo, riceve indicazione dal “falso acquirente” di spedire il prodotto ad un indirizzo “XXX” che è differente però da quello registrato su PayPal. Ciò però passa inosservato poiché il “venditore“, visto il pagamento immediato, ormai si fida del “falso acquirente” e spedisce all’indirizzo richiesto senza battere ciglio.

Il pagamento, come detto però, non viene eseguito da “T” bensì da “G” che quindi paga tramite PayPal ma ovviamente non riceverà mai l’oggetto poichè l’indirizzo di spedizione non è il suo ed è inconsapevolmente (?) protagonista del raggiro.

Morale della favola: l’ignaro acquirente (G), avendo pagato l’oggetto ma non essendone mai entrato in possesso, apre una contestazione PayPal per il rimborso, e la vince poichè l’unico indirizzo a cui il venditore deve consegnare è quello di registrazione su PayPal. Il “falso acquirente” cioè “T” riceve il prodotto è scappa con il bottino, rendendosi irreperibile.

A questo punto il venditore non solo dovrà risarcire “G” (l’ignaro acquirente) ma avrà anche perso il prodotto venduto poichè il falso acquirente (T) è scappato ed ovviamente non risponde più a email, sms, chiamate o messaggi.

Immaginiamo che seguire ogni passaggio non sia facilissimo, ma vi possiamo assicurare che questa “fregatura” capita a tantissime persone, purtroppo. Per semplificare ancora di più vi proponiamo il video realizzato da Overlens in cui si spiega meglio il meccanismo con l’aiuto di alcune vignette.

Insomma essere fregati è davvero un lampo soprattutto se si parte dal presupposto che PayPal è un metodo infallibile al 100%. Per questa ragione Wipi (link) richiede i documenti dell’utente sia per confermare la sua identità e sia per tracciare ogni transazione di conversione crediti, così come indicato nella Policy della piattaforma (link).

In questa maniera ogni passaggio è controllato e la probabilità di errori si riduce a zero poichè solo le email certificareComunicazione Wipi” vengono autorizzate al pagamento.

Mail che sono inviate direttamente dal nostro reparto amministrativo solo ed esclusivamente all’indirizzo registrato dall’utente in fase di attivazione account Wipi, questo perchè “sicurezza & privacy” sono per noi la miglior garanzia nei confronti dei nostri utenti e inserzionisti.