Quanto sono al sicuro i dati contenuti sul vostro smartphone?

Al giorno d’oggi siamo così dipendenti dagli smartphone (link) che sul nostro cellulare abbiamo archiviato di tutto, dalle informazioni più sensibili (dati di accesso bancari) alle foto delle vacanze, dai video della rimpatriata del liceo fino agli appunti e documenti di lavoro e tanto altro.

Lo smartphone è diventato quindi uno strumento indispensabile su cui facciamo pieno affidamento, a patto che tutti questi dati vengano protetti adeguatamente da password (link) ma soprattutto da aggiornamenti software che rendano il nostro “device” sicuro nel tempo (link) e non solo per un paio di mesi dopo l’acquisto.

La sicurezza non è mai troppa per questo molti terminali vantano sistemi aggiuntivi di protezione come sensori d’impronta, sblocchi con la retina o con il volto, pin code e sequenze grafiche. Praticamente di tutto.

Ma cosa succederebbe se ci fosse un modo per sbloccare qualunque telefono, indipendentemente dalla marca o modello? Stiamo parlando di ogni singolo smartphone, anche quello più protetto e aggiornato di recente.

Gli informatici si divertono a dichiarare che: <l’unico sistema tecnologico sicuro è un sistema spento> ed in effetti non siamo tanto lontani dalla realtà.

Ogni sistema operativo, software o chiave di sistema può essere decriptato, magari ci vorrà tempo e strumenti adatti ma è possibile come hanno dimostrato gli sviluppatori di UFED un software Premium (cioè a pagamento), in grado di sbloccare qualunque telefono (iOS o Android che sia) e di acquisire messaggi, SMS, foto e altro materiale da smartphone protetti con pin e password.

Ad aver prodotto questo aggeggio è stata Cellebrite, una start-un israeliana i cui prodotti vengono solitamente utilizzati dalle forze dell’ordine di vari paesi del mondo, Italia compresa.

Ultimamente tale software house è saltata all’attenzione delle cronache perchè è riuscita a decriptare, per l’FBI americana, l’iPhone del terrorista di Las Vegas che Apple si era rifiutata di sbloccare trincerandosi dietro la segretezza industriale del brevetto.

Insomma, come sempre sicurezza e privacy vanno sempre a braccetto e a volte per garantire una è necessario rafforzare enormemente l’altra. Ma a quanti davvero potrebbe interessare una macchina come UFED? Non a noi, utenti comuni.

Eppure l’idea che la nostra cybersicurezza (link) potrebbe essere messa in pericolo da un momento all’altro dovrebbe tenerci in allarme e farci prestare molta più attenzione a ciò che facciamo con il nostro smartphone, dai siti web che visitiamo alle app che scarichiamo sino ai dati e consensi che rilasciamo per l’utilizzo di determinati servizi web.