Mining cryptovalute, ecco chi (e se) ci guadagna per davvero!

Da tempo ormai si parla cryptovalute come il Bitcoin (link), ma non tutti hanno ancora ben chiaro di cosa si tratti. Una criptovaluta o criptomoneta è una valuta digitale il cui valore è dettato dal mercato on-line e non dalle banche centrali dei singoli paesi.

La funzione principale di ogni cryptovaluta è quella di agevolare e velocizzare i pagamenti peer-to-peer, cioè tra soggetti sparsi in diversi luoghi sulla terra ma tutti costantemente collegati alla rete.

Ma come si generano le cryptovalute? Semplice, attraverso il mining!

La parola mining deriva dal termine inglese “to mine”, ossia estrarre. Il Bitcoin Mining (ad esempio) è quindi il processo di estrazione del Bitcoin. Minare Bitcoin non vuol dire però creare denaro, poiché i Bitcoin vengono generati in automatico attraverso i rapporti commerciali interaziendali (B2B) che gestiscono questa (non) moneta, che poi viene distribuita on-line.

Quindi con il Bitcoin Mining si generano Bitcoin che poi vengono distribuiti nella rete e lì, attraverso la legge del mercato della domanda/offerta, possono generare denaro reale poichè vengono venduti/acquistati come un qualsiasi bene di consumo come ad esempio una macchina, dei diamanti oppure valute straniere (link).

A fare questo lavoro di “produzione” sono i cosiddetti Miners (minatori) all’interno delle “miniere virtuali”, cioè enormi “data center” di calcolo che convalidano le transazioni ed i passaggi di BTC (Bitcoin).

Le attività di “mining” sono particolarmente dispendiose, sia in termini di tempo che di energia, infatti gli elaboratori elettronici devono eseguire calcoli molto complessi il che rende tutto il procedimento economicamente poco redditizio poichè la potenza di calcolo necessario è elevatissima.

Per poter produrre anche un solo Bitcoin è necessario entrare a far parte di un gruppo di persone o, meglio ancora, associarsi a gruppi di minatori (farming house) che mettono a disposizione tutti insieme la potenza di calcolo del proprio PC per crittografare la moneta virtuale, elemento indispensabile alla vita del Bitcoin poiché è proprio la crittografia a validare la produzione e quindi la possibilità di versare sul mercato Bitcoin da vendere.

Il Miner di turno procede, come primo passo, a creare un account personale e in seguito installa e configura un programma in Java attraverso cui mettere a disposizione degli altri membri del team alcune risorse del proprio PC per poter procedere alla codifica.

A quel punto il PC farà tutto automaticamente e l’utente otterrà tanti Bitcoin quante saranno le crittografie riuscite in base alla sua capacità di calcolo. Nonostante sembri una cosa abbastanza complessa da fare, in realtà il Mining è semplicissimo e per farlo serve solo un PC abbastanza potente, una connessione web e un programma Java da installare.

La vera domanda è: ma fare Mining è utile? No, perché al momento per ottenere ad esempio un Bitcoin si sprecano più risorse (tempo, capacità di calcolo, manutenzione, risorse energetiche) che per la sua vendita.

Almeno per i prossimi anni il gioco non vale la candela, ma se non c’è guadagno allora perchè si fa tanto parlare di questa tecnologia? Semplice, chi investirebbe in uno sviluppo potenzialmente rivoluzionario ma che non porta benefici diretti (in termini economici) nell’immediato?

Il valore alto del Bitcoin è dato proprio dalla sua scarsità, se fosse davvero facile e redditizio poter produrre dal nulla e in automatico una ricchezza non pensate che tutti lo faremmo?

Ma se fosse davvero così per la legge del mercato si creerebbe tanta inflazione di Bitcoin che, nel medio periodo, riporterebbe l’attività di mining a non essere nuovamente remunerativa per chi la produce, resettando tutto il sistema.