Dazi USA vs. Cina, chi ci guadagna dalla guerra commerciale?

La “guerra” non è mail una soluzione duratura e affidabile, in nessuna circostanza, a partire dalle tensioni politiche sino ad arrivare alle ritorsioni economiche la contrapposizione non porta nessun beneficio alla lunga. Ci sono conflitti però che non sfociano in una vera e propria diatriba diretta e non stiamo parlando della “Guerra Fredda“, che ha tenuto in scacco il mondo per più di 50 anni, ma della guerra dei dazi.

Negli ultimi mesi sentiamo in continuazione in radio, Tv e leggiamo sui giornali ed in rete di provocazioni reciproche tra USA e Cina relative a veti incrociati su determinate azioni macro-economiche di carattere generale.

In ballo non c’è solo la supremazia commerciale ma anche una visione del mondo differente dai decenni che ci hanno preceduto. La Cina infatti è un gigante in crescita costante (link) con un PIL a doppie cifre, una moneta commercialmente molto conveniente per le esportazioni ma soprattutto è definita la “fabbrica” del mondo, visto che probabilmente il 90% di ciò che ci circonda riporta la sigla “Made in China” (link).

Gli interessi al centro dell’attenzione sono altissimi e nessun colosso può permettersi di arrivare secondo ma, al massimo, condividere la prima posizione (link) sgomitando senza ritegno. Ogni giorno esce la notizia di nuovi dazi sui prodotti cinesi e di un possibile accordo commerciale imminente per riportare la situazione sotto controllo.

Del resto il “libero mercato” è il segreto dell’economia occidentale che, in maniera controllata e fortemente centralizzata, si sta diffondendo anche in tutto l’est asiatico, vedendo gli ideali del “comunismo” estremamente ridimensionati.

Ma esattamente in cosa consiste la “guerra dei dazi“? Ogni prodotto fabbricato all’estero, e che importiamo, ha un costo aggiuntivo che viene applicato non appena varca il confine (nazionale o continentale che sia). I dazi non sono un’invenzione recente ma una pratica millenaria per difendere la produzione interna, aggredita da una ingente offerta esterna  in molti casi estremamente a basso costo.

In questa maniera, cioè applicando i dazi, un prodotto fabbricato entro i confini nazionali tenderà ad avere un rapporto qualità/prezzo migliore rispetto ad uno importato, facendo così crescere l’economia interna ed il benessere della nazione.

Molto spesso però i dazi sono utilizzati come strumento di ritorsione politica, non potendo infatti combattere una “guerra” sul campo si sposta il “conflitto” su un territorio più neutrale, cioè quello economico in maniera tale da creare alla lunga tensioni interne che possono destabilizzare il controllo governativo di chi subisce i dazi.

Ovviamente se entrambi i contendenti mostrano i muscoli ed innescano un meccanismo di rivalsa comune, tale politica è destinata a durare all’infinito o almeno fino a quando dei due protagonisti non “crolla” davanti l’impossibilità di mantenere la propria posizione di “produzione”.

Tale politica aggressiva però tenderà ad offrire al mercato un prodotto sempre più costoso e materialmente più scadente questo perchè i produttori saranno più portati ad ottimizzare il ciclo produttivo (per ricavare un guadagno assottigliato dai dazi) piuttosto che offrire all’acquirente finale una qualità soddisfacente ed in continuo aumento.