Cosa funziona su YouTube, Facebook, Instagram, Twitter & Co.?

I social sono un mondo attivo h24 dove è possibile trovare qualsiasi tipo di contenuto. Ma ogni piattaforma è nata e si è evoluta in una determinata direzione, pertanto un post, o una foto o un video pubblicato su YouTube potrebbe non avere la stessa viralità se pubblicato su Instagram o Twitter.

Per viralizzare un contenuto social/web sono necessarie tre caratteristiche principali: 1) l’argomento deve essere interessante e di qualità, 2) il messaggio deve essere portato all’attenzione del pubblico più pertinente, 3) il concetto divulgato deve invogliare alla sua condivisione o interazione così da generare una empatia spontanea.

Anche se sono in test diverse funzionalità da parte dei social, la maggior parte delle piattaforme segue lo stesso algoritmo. Un contenuto web infatti ha una vita media naturale di 2 o 3 ore, superate le quali se non ha ottenuto interazioni soddisfacenti e sufficienti, via via perde di interesse e non viene più mostrato nel feed/bacheca fino a scomparire.

Se invece, nell’arco temporale indicato, il contenuto riceve interazioni (es. like, commenti, condivisioni o semplici click) allora la sua vita viene estesa, così come il pubblico a cui verrà proposto si amplierà sempre di più poichè l’algoritmo riconoscerà l’interesse che suscita e quindi lo metterà in evidenza.

Il segreto pertanto sembra essere l’interazione che sviluppa, interazione che deve essere reale e naturale (link) questo perchè tutte le piattaforme hanno inserito maggiori controlli di sicurezza sul proprio traffico per evitare situazione in cui ad interagire non siano gli utenti ma dei bot o account fake.

I controlli di qualità del traffico generato sono necessari perchè gli stessi account fake sono sviluppati per riprodurre in maniera del tutto identica il comportamento umano, con determinati orari di punta per le attività, con profili ricchi di contenuti (es. foto o video) e con interazioni programmate con altri account (il più delle volte fake anche loro) che, almeno ad una prima vista, rendono naturale e reale le interazioni ricevute.

Ci sono aziende specializzate in questa pratica di marketing e vi possiamo assicurare che tutti i contenuti che ricevono migliaia di interazioni in brevissimo tempo sfruttano questi automatismi, dal personaggio Vip con milioni di follower, all’influencer emergente che si propone alle attività commerciali per dare visibilità con il suo seguito.

La pratica di “like bombing” (cioè bombardare un contenuto nelle sue primissime ore di vita con una marea di like in brevissimo tempo) è molto più comune di quanto possiate pensare e serve per dare un boost (spinta) ai contenuti in oggetto.

Purtroppo queste strategie (che ovviamente sono a pagamento) in realtà penalizzano chi le mette in pratica, poichè nel momento in cui si chiudono i rubinetti dei finanziamenti, oppure il social di turno se ne accorge, tutto il castello di carte crolla immediatamente, con la possibilità di vedersi l’account sotto ban o, peggio ancora, chiuso per sempre.

Del resto che senso ha mostrare un prodotto da vendere a migliaia di account virtuali fasulli? Sarebbe più intelligente concentrarsi su poche decine o centinaia di utenti potenzialmente più interessati all’acquisto.

Wipi (link) ha sviluppato la sua intera piattaforma sull’unicità del suo pubblico, facendo della community alla base dell’app la vera forza del progetto.

Wipi infatti è costantemente impegnata per evitare che account fake, doppi o fraudolenti possano interagire con i nostri sistemi, scoraggiando tali comportamenti con sviluppi software e controllando ogni account che richiede il payout (link) in maniera tale da poter associare ad ogni utente Wipi un profilo reale poichè, in fase di conversione crediti, l’app richiede l’autenticazione dei propri documenti di riconoscimento.

Questa selezione del pubblico in targeting di interesse (link) permette a Wipi di rivolgere le inserzioni presenti sull’app agli utenti più propensi ad interagire sfruttando così la natura stessa dei social. Infatti in base al contenuto pubblicato e al tipo di coinvolgimento che si vuole raggiungere esiste una piattaforma più adatta rispetta ad un’altra.

YouTube, ad esempio, è il contenitore principale per chi desidera pubblica video recensioni o instaurare un rapporto con il proprio pubblico mettendoci la faccio o la propria voce (es. podcast), Twitter invece è perfetta per brevi dichiarazioni infatti è utilizzata principalmente da politici, vip o grandi aziende.

Instagram (link) ha nella visualizzazione flash il suo successo, infatti l’attenzione del pubblico è prodotta da immagini a tutto schermo e le eventuali descrizioni sono riservate solo a chi desidera conoscere davvero di più sul contenuto che sta visualizzando semplicemente ampliando la didascalia a fine foto.

Mentre Facebook (link) è lo strumento ideale per ritrovare le vecchie amicizie oppure porre domande attraverso la funzione dei gruppi o forum.

Insomma il contenuto è fondamentale, ma anche la piattaforma che si desidera utilizzare per viralizzarlo è una scelta da fare in maniera oculata, perchè ciò che funziona da una parte potrebbe non riscuotere lo stesso successo dall’altra.