Facebook Adblock, la pubblicità non vi annoierà più… o quasi!

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Tutti quanti noi navighiamo in rete, passiamo del tempo sui vari social network e utilizziamo decine di applicazioni per smartphone. Molti dei servizi che utilizziamo sono completamente gratuiti, ma è davvero così?

Social Network (Instagram, Facebook, YouTube), applicazioni di messaggistica (Whatsapp, Viber, Skype) o addirittura i motori di ricerca (Google, Bing) necessitano di continue manutenzioni, aggiornamenti e spazio web, il che significa costi da sostenere esorbitanti. Ma se questi servizi sono gratuiti per l’utente, chi paga il conto alla fine?

Kiev, Ukraine - October 17, 2012 - A logotype collection of well-known social media brand's printed on paper. Include Facebook, YouTube, Twitter, Google Plus, Instagram, Vimeo, Flickr, Myspace, Tumblr, Livejournal, Foursquare and more other logos.
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La risposta è semplice e sotto gli occhi di tutti, il sistema si regge sugli introiti pubblicitari. Le informazioni che vengono raccolte su di noi (cronologia ricerche, cookies, click a determinati siti web) vengono analizzate ed utilizzate per ottimizzare le pubblicità che ci appaiono per essere sempre invogliati all’acquisto.

A nessuno però piace essere bombardato da pubblicità invadente in maniera costante e che spesso ci distraggono dalla nostra attività, per questo online ci sono centinaia di programmini che bloccano questa strategia di marketing e sono gli ADS Block.

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Il più famoso tra questi programmi è senza dubbio Adblock (creata dallo statunitense Michael Gundlach) che permette il riconoscimento delle pubblicità ed il loro blocco in maniera tale da non essere più infastiditi evitando al tempo stesso l’apertura delle fastidiosissime pagine pop up.

Recentemente è stata introdotta la possibilità per Adblock di riuscire a bloccare persino la pubblicità su Facebook e Instagram, cosa che ha messo in crisi il gruppo di Mark Zuckerberg che basa il 99% del suo fatturato sulla pubblicità social.

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Per questo Facebook ha tentato di correre subito ai ripari aggirando l’add-on e “mascherando” le proprie inserzioni a pagamento da classici post free, gli sviluppatori di Adblock a loro volta, scoperto il giochetto, sono riusciti a scoprire l’algoritmo di questo escamotage e a bloccare nuovamente tutte le pubblicità.

Si prospetta quindi, per il futuro, una dura battaglia a colpi di programmazione per la supremazia del più forte nella grande arena del web. Chi vincerà? Il gigante della pubblicità o il paladino della libertà nella rete? Con molta probabilità alla fine si metteranno d’accordo permettendo la creazione di una whitelist (siti che pagano per non essere bloccati) ed una blacklist (siti di puro spam).