Aggiornamento Software – Quando l’update rovina tutto!

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I prodotti “smart” di ultima generazione hanno un ciclo di vita sempre più breve e questo dipende dal fatto che la tecnologia impiegata per realizzarli si evolve così rapidamente che la novità di oggi è già “vecchia” domani. Questo consumismo di massa rende difficile mantenere un dispositivo una novità sul mercato per più di 6 mesi poichè c’è già un nuovo gadget pronto a prendere il suo posto.

Prendiamo ad esempio gli smartphone, di cui tutti siamo schiavi (link). I due principali sistemi operativi (Android e Apple) ci permettono di avere telefoni super aggiornati ed in linea con i nuovi servizi di messaggistica e social a cui tutti attingiamo quotidianamente.

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Mantenere questi dispositivi aggiornati e sempre efficienti è a volte un’utopia. Non tanto per la poca costanza dei produttori, quanto per dei limiti hardware che necessariamente, con il passare del tempo, dobbiamo tenere conto.

Avete mai notato che un dispositivo ancora longevo e con diversi aggiornamenti alle spalle risulti alla lunga  improvvisamente lento? L’hardware ovviamente rimane di buon livello ma perché allora il nostro dispositivo non reagisce più con la prontezza di prima? Eppure il nuovo software appena installato dovrebbe permettergli processi di elaborazione già collaudati.

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Una delle cause principali del rallentamento dei nostri device tecnologici, sono proprio gli aggiornamenti. Questi infatti non solo consumano memoria per essere installati ma non tengono conto dello stato di usura del nostro prodotto impiegando sempre più energia e risorse. L’esempio più eclatante è dato dall’aggiornamento Apple che rallenta gli iPhone di ultima generazione (partendo dal 6 per arrivare anche al più recente 7+) con iOS 11.

Tale aggiornamento infatti seppur ha permesso ai device più datati, e non tecnologicamente pronti, di dotarsi di soluzioni software moderne li ha resi spesso inutilizzabili a causa di rallentamenti. In effetti il rallentamento è dato da un downclock della CPU del telefono (il cuore pulsante dello smartphone) che, richiedendo sempre più energia per funzionare, limita i processi di elaborazione del sistema per preservare lo stato della batteria e le temperature del telefono.

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Tutti i moderni smartphone montano batterie al litio che in media decadono dopo 24 mesi, perciò se prima il telefono ci durava 16h di autonomia dopo tutto questo tempo (con le continue ricariche) l’autonomia è scesa a 10h. Per evitare che il software prosciughi rapidamente la nostra batteria le prestazioni vengono abbassate causando rallentamenti evidenti.

Per ovviare a questa situazione basterebbe sostituire la batteria (o altri componenti rovinati) per tornare ad avere prestazioni top limitando la spesa a 30/40 euro. Molti utenti però non essendo informati dai produttori ritengono necessario cambiare direttamente il proprio dispositivo per tornare ad avere un telefono reattivo come appena comprato spendendo cifre molto più alte (800/900 euro) e sentendosi defraudati dai produttori che ogni anno li invitano/obbligano a cambiare device per non rimanere indietro.

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Come evitare questo costante declino? Per molti sarebbe meglio non aggiornare mai i terminali o limitarsi ad update strettamente necessari. Ma questa pratica renderebbe gli smartphone poco sicuri, tecnologicamente datati e obsoleti, ma soprattutto impedirebbe agli stessi di far girare aggiornamenti software che per loro natura richiedono l’ultima versione disponibile per poter sincronizzare correttamente i dati.

La soluzione migliore è affidarsi a produttori che hanno nella fidelizzazione  e soddisfazione del cliente il loro primo obiettivo, i processi produttivi e tecnologici possono essere costanti ma la credibilità del brand una volta persa non torna più.